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Tendenze di stile in evoluzione

Gli abiti che indossiamo sono la prima cosa che gli altri notano di noi, sono una sorta di specchio di ciò che siamo.

Questo perché, superata l’età nella quale sono i genitori a scegliere per noi, diventiamo in prima persona i responsabili del nostro stile. Normalmente si va incontro prima a un periodo di “sfogo creativo” durante il quale le crisi identitarie tipiche dell’adolescenza si esprimono in un guardaroba spesso molto fantasioso e appariscente. In seguito arriva l’età in cui ognuno sceglie il proprio stile, il quale deve essere coerente da un lato con il carattere di chi indossa dei determinati abiti e dall’altro lato con il ruolo che questa persona ricopre nella società. Nella scelta del guardaroba, infatti, il gusto personale non è il solo protagonista: la società impone alcune norme e chi non le rispetta dichiara, con il suo abbigliamento, di andare contro queste norme o, peggio, di non esserne a conoscenza. Honoré de Balzac diceva: “l’abbigliamento è l’espressione della società”.

Così, nella nostra società, l’infermiera deve vestire il camice bianco e la maestra non deve portare abiti succinti, l’operatore ecologico deve portare la tuta fluorescente e il giudice la toga. Il manager, a sua volta, deve indossare gli abiti che si addicono alla sua professione, la sua “divisa”, l’abbigliamento che lo rende riconoscibile a tutti in quanto manager. Per l’uomo questa divisa è fatta di camicia, calzoni, giacca e cravatta, mentre per la donna ci sono camicia, giacca, gonna, pantaloni o abiti. Sia per l’uomo che per la donna l’abbigliamento si arricchisce di accessori a cominciare dalle scarpe, nere o marroni per lui, colorate ma sobrie per lei. Per entrambi, nell’ambito delle calzature, vale la regola che la scarpa non deve mai essere a punta. Il divieto poi, per l’uomo, si estende anche al calzino: quello bianco è inderogabilmente bandito. Gli altri accessori sono cinture, bretelle, orologi e gioielli e devono rispettare le regole dell’eleganza e della sobrietà oltre, ovviamente, ad essere abbinati agli abiti. Non è sufficiente, però, crearsi un guardaroba adeguato per sentirsi l’animo sereno e considerarsi del tutto integrati nella “società dello stile”.

La moda, infatti, cambia ciclicamente e gli abiti che avevano conquistato una stagione diventano obsoleti nella stagione successiva. Il guardaroba, quindi, deve essere continuamente aggiornato e tuttalpiù i vestiti non più di moda si possono conservare per essere messi una volta tornati alla ribalta. La moda, secondo Marie Louise Pierson, è “il barometro dei tempi sociali” e il manager di successo deve conoscere le ultime tendenze per creare la sua immagine e il suo stile in modo personale, ma senza mettere in discussione le universali tendenze del momento.

La Pierson, consulente d’immagine presso aziende internazionali, ha stilato una lista delle tendenze della moda proprie del secolo appena trascorso ma, a suo parere, ancora estremamente attuali. Il manager attento alla sua immagine deve conoscere a memoria queste tendenze di modo da padroneggiarle e plasmare su di esse il suo stile.

Le tendenze della moda influenzano la società molto più a fondo di quanto una persona disinteressata a questo campo possa immaginare e, allo stesso tempo, le mode sono localizzate: quello che va di moda in Francia in una determinata stagione può risultare obsoleto in Italia nella stessa stagione. Innanzitutto, in questo elenco di tendenze della moda passata ma ancora attuale, si ricorda che è fondamentale che il vestito si adatti alla persona e non viceversa: imitare l’abito di qualcun’altro funziona solo se questo abito, poi, viene adattato alla propria figura. La tendenza che sembra avere avuto la moda nel corso del secolo passato è di diventare più comoda e, al tempo stesso, più pratica. L’importanza dell’immagine, quindi, va di pari passo con l’importanza del comfort. Il vestiario maschile ha iniziato a dividersi in modo più netto tra “abiti formali”, che rispecchiano la professione di chi li indossa, e “abiti informali” più morbidi e comodi da indossare nel tempo libero. Sempre per quanto riguarda gli uomini vi è stata la tendenza a considerare esclusivi alcuni materiali come il cachemire, il cuoio, la lana e il lino, indossati da uomini “veri” e di classe. Anche per le donne c’è stata questa “elitarizzazione” di alcuni tessuti così come di alcuni colori e forme, nel senso che la moda ha selezionato dei determinati elementi e li ha etichettati come eleganti e di classe. Tra questi ci sono i tessuti già citati, i colori sobri, le forme raffinate e semplici. L’abbigliamento femminile nel corso del secolo passato ha avuto la tendenza a uniformarsi a quello maschile, come si nota dall’adattamento al guardaroba delle donne di trench, giacche, camicie da uomo, scarpe e capi dallo stile tipicamente maschile. Le differenze uomo-donna nello stile si sono rifugiate sempre più nei dettagli quali il colore, il pizzo e il ricamo.

Ogni particolare deve essere curato di modo tale che questa generale uniformazione di stile non renda mai l’idea di uno stile sciatto e poco curato. I giovani, nel corso del secolo passato, hanno maturato una volontà di distaccarsi dalle regole di stile imposte dalla società e hanno dimostrato di poter “giocare” con lo stile e comunicare attraverso di esso. Le tendenze indicate da M.L. Pierson sono evidentemente molto attuali e portano l’attenzione sul fattore “comfort” che la moda insegue cercando di non rinunciare mai allo stile. Il manager, uomo o donna che sia, deve tenere a mente queste tendenze senza mai smettere di aggiornarsi sulla moda, perché solo conoscendo le novità si può scegliere, tra di esse, lo stile più adatto a sé.


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