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Il potere

Dopo aver analizzato altri due elementi importanti per l’analisi di una struttura organizzativa, e cioè la cosiddetta catena di comando e il concetto di delega, entrambi strettamente connessi al concetto di ruolo, vediamo ora che esistono dei limiti alla capacità di delega dell’autorità di un manager e passiamo anche a esaminare un altro punto molto importante, quello del potere, che può derivare da molte e varie fonti, prima di parlare dell’argomento riguardante i compiti e le mansioni.

Cominciamo, quindi, con il ribadire che la capacità di delega dell’autorità di un manager non è illimitata. Esistono, infatti, dei limiti. Ai livelli gerarchici più alti le possibilità di delega sono più ampie, mentre man mano che ci avviciniamo ai livelli più bassi esse si restringono. Ricevendo l’autorità o acquisendo potere, i manager ricevono anche il dovere della responsabilità che corrisponde all’autorità ricevuta. La loro autorità può essere delegata ma non si può fare altrettanto con la loro responsabilità. Di conseguenza, continuano a essere giudicati secondo i risultati che loro stessi riescono a conseguire o da chi ha ricevuto una delega d’autorità. La sola detenzione dell’autorità non sempre basta a garantire che i subordinati agiscano secondo i desideri del manager. Quello che è necessario avere è il potere. Vediamo cosa è precisamente il potere. Esso può essere definito come la facoltà di influire sugli individui, sui gruppi, ma anche sugli eventi e sulle decisioni. Il potere è fortemente connesso con la leadership (cioè con la direzione, la conduzione) e le fonti da cui può provenire sono molte e varie. Facciamo ora un elenco di quali sono le principali:

Iniziamo con il potere di premiare. Questo tipo di potere deriva dai premi che si ritiene che il capo sia in grado di dare ai suoi subordinati.

Seguiamo con il potere di punire, che deriva dalle punizioni che il capo o leader può infliggere a chi non ha rispettato i suoi ordini.

Il terzo è il potere legittimo. Il diritto intrinseco di avere influenza sui subordinati è riconosciuto al leader dai valori interiorizzati da cui deriva, appunto, il potere legittimo.

Il quarto è il potere di controllo sulle informazioni, che deriva dal possedere informazioni o conoscenze che altri non hanno.

Ancora abbiamo il potere di referenza che deriva dalla capacità d’identificazione dei subordinati con il capo o con quello che il capo rappresenta.

In ultimo, abbiamo il potere di competenza, che deriva dalla conoscenza e competenza possedute dal leader nel campo in cui vuole applicare la sua influenza sugli altri.

Una cosa fondamentale da dire e spiegare è che i manager non esercitano sempre tutti i tipi di potere appena elencati. E’ anzi più probabile che ogni manager tragga il suo potere o da una fonte o dall’altra tra le tante fonti possibili.

Presto passeremo ad affrontare un altro importante argomento, quello che riguarda i compiti e le mansioni, la cui progettazione all’interno delle organizzazioni moderne porta a occuparsi di tutta una serie di problematiche complesse e numerose che riguardano la progettazione stessa.


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